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Ayurveda e Aromaterapia



PRESENTAZIONE

Salve a tutti, sono Costanza, medico esperto in Ayurveda ed insegnate Yoga.

Ho deciso di creare questa rubrica per condividere con chi avrà voglia l’affascinante mondo dell’Ayurveda e i consigli per il benessere personale che questa scienza millenaria racchiude in sé!

Tratterò un po’ di tutto, stile di vita, costituzione, nutrizione, pratiche yoga mirate, aromaterapia cercando di essere il più chiara possibile. Sarò a disposizione per qualsiasi chiarimento vorrete chiedermi all’indirizzo mail costanza.filomena89@gmail.com e sarò felicissima se vorrete chiedermi qualche approfondimento su argomenti di vostro particolare interesse.

OM SHANTI

AYURVEDA e AROMATERAPIA

Una medicina con una tradizione antica di seimila anni

Ayurveda è un termine sanscrito composto dalle parole ‘ayu’, cioè vita, e ‘veda’, cioè conoscenza; letteralmente significa “scienza della vita” e racchiude in sé tutte le conoscenze per condurre una vita sana ed eccellente sotto ogni aspetto.

Non è solamente una scienza medica basata sull’utilizzo di preparati e rimedi naturali, ma anche arte, filosofia, un vero e proprio stile di vita.


Tale conoscenza deriva dall’esperienza e dalla ricerca della Verità ad opera dei grandi Rishi (Sapienti) indiani, e il suo scopo è dare un senso alla vita del singolo individuo, mostrando i principi guida per la prevenzione delle malattie e per il mantenimento del benessere psicofisico.


I suoi principi si basano sui cinque elementi (Etere; Aria; Acqua; Fuoco e Terra) e sui Tridosha (Vata; Pitta e Kapha) presenti in Natura e in ogni organismo in proporzioni variabili fra loro, seguendo il concetto che l’uomo è un microcosmo all’interno del più grande macrocosmo che è l’Universo.


I cinque elementi fondamentali di Etere, Aria, Fuoco, Acqua e Terra sono i mattoni su cui si costruisce tutto il nostro mondo fisico e le diverse forme in cui essi appaiono sono descritte in Ayurveda secondo dieci coppie di qualità opposte (guna): caldo, freddo; pesante, leggero; secco, oleoso; penetrante, stagnante; ruvido, liscio; statico, mobile; morbido, duro; liquido, denso; sottile, grossolano; vischioso, non vischioso.


I tre dosha invece, Vata, Pitta e Kapha, sono qualità che influiscono e regolano tutte le funzioni del corpo e della mente, dai processi biologici ad emozioni e pensieri; tutti noi conteniamo questi tre dosha in proporzione variabile ed è la loro particolare combinazione a renderci ciò che siamo.


Sulla base di tali concetti l’Ayurveda raccomanda all’uomo di vivere in sintonia con le leggi della Natura e per far questo individua una specifica Dinacharya, cioè routine giornaliera, da seguire, comprensiva di pratiche igieniche quotidiane e regole di comportamento per l’uomo in salute. Tali pratiche garantiscono l’armonizzazione dei tre dosha e quindi l’equilibrio della persona.

La combinazione dei tre dosha determina la costituzione individuale, chiamata in Ayurveda “prakriti”, riferendosi alla natura più intima dell’uomo: vivere secondo la nostra vera essenza ci permette di condurre un’esistenza davvero autentica, compiere la nostra missione e trarne grande soddisfazione.


I dosha non sono inerti, ma possono modificarsi in risposta a svariate circostanze, quali ad esempio il cibo di cui ci nutriamo, la stagione, l’età stessa dell’individuo, i nostri pensieri, il modo in cui viviamo. Letteralmente il termine dosha significa “difetto”, perché quando le circostanze fanno sì che un particolare dosha si accumuli in eccesso questo può sfociare in un disagio; ognuno di noi ha una propria soglia oltre la quale si crea uno squilibrio temporaneo nei dosha, chiamato “vikriti”, che, se non corretto in tempo, porta allo sviluppo di problemi di salute.


L’Ayurveda ci insegna come scoprire qual è la nostra costituzione osservando noi stessi, le nostre sensazioni, i nostri pensieri, il modo con cui reagiamo agli stimoli esterni.

L’equilibrio dei tre dosha all’interno dell’organismo è un fattore determinante per il mantenimento o meno del bene salute e l’Ayurveda ci insegna a rimanere all’interno della nostra soglia individuale.


“Le tre costituzioni sono aria (vata), fuoco (pitta) e acqua (kapha). A seconda del fatto che siano malate o sane, esse distruggono o mantengono il corpo in salute”

ASTHANGA HRIDAYA SAMHITA



La frase sopra, tratta da uno dei testi più celebri sulla medicina ayurvedica, enuncia quanto sia importante conoscere la propria costituzione, capire ciò che è meglio per noi, e compiere di conseguenza, nel quotidiano, scelte igieniche, alimentari, comportamentali, che siano in accordo con la nostra intima essenza per ottenere il massimo dalla nostra vita. Viceversa, creeremmo uno squilibrio dei dosha al nostro interno e dunque uno stato di malessere.

In Ayurveda infatti, si considerano le malattie come causate da uno squilibrio dei 3 dosha, Vata, energia di movimento, Pitta, energia di trasformazione e Kapha, energia di consolidamento.


Ogni cibo, erba, profumo, ed anche esperienza, si ritiene abbia uno specifico effetto sul bilanciamento generale di ciascuno dei dosha e dunque, usato correttamente possa ripristinare una condizione di armonia apportando beneficio.


L’Ayurveda presta grande attenzione all’Energia di erbe ed oli, tenendone in considerazione gli effetti riscaldanti o rinfrescanti, disidratanti o idratanti, determinando così quale erba o olio essenziale sarà più adatto ai tipi Vata, Pitta o Kapha e alle loro combinazioni.


Ad esempio Vata, formato dagli elementi Etere ed Aria, ha caratteristiche quali secchezza, leggerezza, è freddo e mobile e di conseguenza verrà pacificato da oli che abbiano caratteristiche opposte e dunque siano riscaldanti, umidi, oleosi; Pitta invece (Fuoco e Acqua), è caldo, secco, leggero, oleoso, dunque beneficerà dell’applicazioni di oli che siano rinfrescanti, idratanti, calmanti; Kapha (Acqua e Terra), è freddo, umido, pesante, avrà bisogno di oli stimolanti, riscaldanti, secchi, leggeri, magari dalle tonalità aspre e pungenti.

L’Aromaterapia ha origini lontane.


Nei tempi antichi l’uomo viveva a stretto contatto con la Natura e ben presto imparò ad usare erbe ed oli essenziali con diversi scopi: gli Egizi prima e Greci e Romani poi, iniziarono ad impiegare gli oli essenziali per profumare le vesti e gli ambienti, effettuare riti propiziatori delle divinità, riti di purificazione, ma anche per creare unguenti con funzioni medicamentose per il supporto dei naturali meccanismi di difesa e il benessere fisico e mentale.


Gli oli essenziali sono considerati la parte nobile della pianta, la sua forza vitale, prodotta con cura e gelosamente custodita in quanto concorre a molteplici funzioni: formazione di ormoni per la crescita e la riproduzione, emissione di ferormoni che attraggano insetti impollinatori, costruzione di meccanismi di difesa che proteggano la pianta dai predatori (erbivori e insetti) e dall’invasione di batteri, virus e funghi.




Tutti gli oli essenziali possono essere disposti lungo una linea verticale in cui in alto si trovano gli oli più rinfrescanti (camomilla), al centro i neutri (lavanda e in basso i riscaldanti chiodi di garofano); anche una classificazione secondo i principi dello Yin (freddo, in alto) e dello Yang (caldo, in basso) ben si adatta a questo schema, così come la chimica occidentale, ponendo in alto gli oli elettronegativi, che sottraggono calore al corpo, e in basso gli oli elettronpositivi, che invece producono calore nel corpo.





Lo stesso spettro cromatico si accorda a questa distribuzione: in alto si collocano principalmente oli dal colore scuro, blu (camomilla), in mezzo oli dal colore verdastro (lavanda, salvia sclarea), in altro oli dal tono giallo-arancio-rosso (origano, timo, santoreggia).


Un altro modo di classificare gli oli essenziali è secondo la qualità secca o umida. Gli oli umidi avranno anche un’alta polarità che gli permetterà di mescolarsi bene con l’acqua (si dice sono idrofili), mentre gli oli secchi, a bassa polarità, non si mescoleranno con l’acqua, rimanendo in superficie (idrofobi). Secondo questo schema gli oli vengono posizionati su di una linea orizzontale, in cui a sinistra si trovano gli oli umidi/idrofili, al centro i neutri, e a destra quelli secci/idrofobi.


Combinando questa linea orizzontale con quella verticale precedentemente descritta, si genera un diagramma al cui interno è possibile collocare ogni singolo olio sulla base delle sue caratteristiche ed Energia predominante; questo permetterà di capire quale sarà l’effetto che un particolare olio eserciterà su ognuno dei dosha: un olio freddo e umido corrisponderà all’energia di Kapha; uno freddo e secco all’energia di Vata ed uno caldo e secco a quella di Pitta.


Ecco quindi che gli oli essenziali, concentrati, semplici da usare sulla base di queste informazioni e facilmente reperibili, possono diventare un valido aiuto al benessere.


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